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giovedì 12 dicembre 2013

Total ama la Basilicata e la colonizza





Martedì 10 dicembre 2013 è stato pubblicato su Basilicata24.it un articolo dal titolo "Terra e cultura: così Total colonizza la Basilicata".
Lo metto per intero perché è molto interessante, sinteticamente descrive ciò che, nella totale (o quasi) indifferenza, sta succedendo in Basilicata con e per il petrolio.

Si prende il petrolio, la terra, l'aria, l'acqua, la salute e si dà in cambio l'elemosina. Ma questo non basta. Bisogna mettere il frac al poveraccio e mandarlo alla festa di gala! Per poterlo ubriacare di sfarzo (e con un poveraccio non ci vuole molto) e fargli dimenticare, nell'ebbrezza della gioia inaspettata (e tarocca), terra, aria, acqua e salute.

Total (ma anche le altre compagnie petrolifere) ci ama e per il nostro bene, sia chiaro, ci colonizza; e noi, sempre per il nostro bene, ci facciamo colonizzare con gioia (farlocca). Cornuti, mazziati e contenti.


Così scrive Eugenio Bonanata.

Come si comprano stima e devozione? Foraggiando i giornali e creandone uno proprio. Investendo su cultura, scuole primarie e prodotti tipici. La Total sta entrando nel 'cuore' dei lucani. Ma sui fanghi tossici interrati a Serra d'Eboli continua a stendere un velo di oblio.
Le kermesse sponsorizzate da Total. Per la multinazionale francese - che dal 2016 estrarrà 50 mila barili di petrolio al giorno nella valle del Sauro - è fin troppo facile piegare culturalmente il popolo lucano. Un popolo mediamente poco avvezzo alla lettura, all'approfondimento. Sempre pronto ad abbassare la testa davanti a qualunque salvatore si presenti col vestito buono. Per la Total è facile spendere i tanti soldi che ha, sponsorizzando, ad esempio, attività culturali. Spicca la kermesse estiva Cinemadamare, sulle rive dello Jonio. Fanno simpatia i tornei di calcetto promossi a Corleto Perticara, nell'area dei pozzi. Inteneriscono i corsi di educazione ambientale nelle scuole elementari di Gorgoglione. Ma non basta. La Total è anche editrice di un trimestrale patinato (Energy) in cui si osannano le gesta degli operai-eroi che stanno lavorando al sito di estrazione petrolifera. “Le mani che modellano Tempa Rossa”, titola un reportage sul foglio edito da Total. Il nostro è “un impegno a lungo termine”, assicura sulle stesse pagine patinate, Natalie Limet, amministratore delegato di Total Italia. Insomma, ce n'è per tutti i gusti.
Sponsorizzano pure i prodotti delle terre 'avvelenate'. Anzi, a proposito di gusto, è encomiabile anche l'ultima trovata dei francesi. Si chiama Lucanica e serve a far conoscere i prodotti agroalimentari lucani in Europa e nel mondo. I partner sono Confindustria e Confapi. Ebbene, tra quei prodotti, però, Total sponsorizzi anche i cereali di Serra D'Eboli (Corleto Perticara). In quei terreni, 20 anni fa, i francesi, con lo sciagurato placet della Regione Basilicata, interrarono abusivamente fanghi tossici di perforazione. (Solo che quella si chiamava Total Mineraria, oggi invece si è rifatta il trucco e si chiama Total Italia spa). Su quei terreni si sono nutrite le pecore e hanno sudato i pastori. E sono morti avvelenati pastori e pecore (sta tutto nell'inchiesta Totalgate). Su quei terreni fino a un anno fa si è prodotto e venduto grano. Faccia un po' di pubblicità all'estero anche a quel maledetto grano, il colosso francese. E che dire delle prove di estrazione fatte lo scorso anno al pozzo Gorgoglione 2? Per due mesi si è levata, indisturbata verso il cielo, una fiammella carica di acido solfidrico. Una fiammella che ha stordito uomini e animali che vivevano nel raggio di un chilometro. Dov'erano i controlli e le precauzioni? Meglio non parlarne però. Le mani che perforano i pozzi devono apparire laboriose. L'aureola di una multinazionale generosa e filantropa deve brillare e convincere. La faccia deve sembrare limpida. Già, perché se poi si scioglie il trucco, qualche lucano potrebbe iniziare ad insospettirsi. E allora addio colonizzazione culturale!


mercoledì 27 novembre 2013

giovedì 21 novembre 2013

I numeri delle estrazioni di gas e petrolio in Italia (e Basilicata)




"E’ stata pubblicata dall’UNMIG la statistica relativa alla produzione dei primi 9 mesi di gas e petrolio in Italia. La Basilicata, con oltre 900 milioni di metri cubi di gas e  2,9 miliardi di Kg di olio greggio estratto dalle viscere della terra si conferma al primo posto in assoluto tra le regioni italiane per produzione di idrocarburi. Una produzione che il Ministero dello Sviluppo Economico ed il Ministro Zanonato vogliono incrementare ulteriormente con il “new memorandum” che trasformerebbe la Basilicata sempre più in “bombola del gas e pompa di benzina d’Italia”."

Ecco, dal sito del Ministero dello Sviluppo Economico, i numeri delle estrazioni di gas e petrolio in Italia (e Basilicata) aggiornata a settembre 2013: http://unmig.mise.gov.it/unmig/produzione/produzione.pdf


martedì 19 novembre 2013

Basilicata, elezioni regionali 2013: mi sembra di stare nel Gattopardo




E anche queste elezioni regionali sono passate.
Il presidente vecchio (De Filippo) si era dimesso perché la sua giunta era stata travolta da uno scandalo sui rimborsi: si facevano rimborsare alberghi, viaggi e cacate varie. Tutto ciò succedeva ad aprile 2013.
Ricordiamo che quella giunta era di centro-sinistra, un potere forte in Basilicata.

Oggi la giunta è di centro-sinistra, la maggioranza è di centro-sinistra, quello stesso centro-sinistra che si è dimesso qualche mese fa. 

E' con una certa tristezza (o forse sconforto) che scrivo questo post. Quelli che ieri hanno imbrogliato hanno studiato alla stessa scuola di quelli che oggi vincono.
Telefonate e visite a casa per spingere i candidati ieri, telefonate e visite a casa per spingere i candidati oggi: vota e fai votare... Promesse (disattese) di lavoro ieri e promesse (che non saranno mantenute) di lavoro oggi. L'idea di politica di ieri è identica a quella di oggi. Mi sembra di stare nel cazzo di Gattopardo... 
Ma come si fa a non capire!? Non dico che dovesse vincere il nuovo, per carità, troppo imprevedibile e insidioso, troppo in movimento per l'immobilismo creato e regnante in terra di Basilicata... per carità, non il nuovo; speravo che almeno si agitassero un po' le acque, forse solo per aggrapparmi a qualche flebile speranza di cambiamento. E invece no.
Invece mi sbagliavo. E' tutto fermo, è tutto immobile. E non centra un cazzo l'invidia.
Forse manca un po' di coraggio nell'accettare di staccarsi dal proprio potere-posizione ideologica-sistema acquisiti negli anni per concederlo ai propri figli e lasciare, con coraggio, che siano loro a decidere del proprio futuro. Perdere un po' di libertà di decidere del futuro (qual è il futuro di un vecchio?) per donarla ai propri figli i quali il futuro ce l'hanno davvero davanti.

La vita non è eterna, non questa terrena almeno. Mi ingannavo a pensare che una strada nuova fosse possibile; una qualsiasi, bastava che fosse nuova. Forse lo sarà un giorno, ma non oggi, non oggi. 

martedì 22 ottobre 2013

Balvano (PZ), 3 marzo 1944, ore 1.10 circa


Una rara immagine della tragedia: i corpi delle vittime incolonnati sulla banchina della stazione di Balvano. Foto pubblicata su L'Europeo, 18 marzo 1956 e ripresa dal sito www.trenidicarta.it
Di solito una tragedia è rumorosa: urla, crolli, schianti. Nella Galleria delle Armi, tra le stazioni di Balvano e Bella-Muro, niente di tutto ciò. La Morte arriva in silenzio travestita da una serpe di monossido di carbonio che si insinua tra i vagoni merci e raggiunge i polmoni degli oltre 500 viaggiatori clandestini, mossi per lo più dalla fame, che possiamo immaginare quasi tutti addormentati in una umida nottata di fine inverno di settant'anni fa. 
I numeri del disastro non sono mai stati accertati ma le proporzioni di quell'apocalisse avvenuta in territorio lucano fanno venire i brividi anche a distanza di decenni. Una strage dimenticata, quella del treno merci 8017 partito da Battipaglia alla volta di Potenza in piena guerra civile e carica di gente che dalla Campania, ormai nella morsa della fame, veniva tra i monti lucani a cercare un po' di cibo, magari ricavandone anche qualche soldo dalla borsa nera. Se n'è parlato troppo poco, se pensiamo che siamo di fronte al più catastrofico incidente ferroviario avvenuto in Italia, il sesto nel mondo da quando esistono le strade ferrate. 
Per ora vogliamo solo rivolgere il pensiero a quei nostri paesani (in realtà la grandissima parte erano campani, ma poco importa), con l'impegno, in vista del settantesimo anniversario, di raccogliere un po' di materiale dalle poche fonti presenti e ritornare sulla vicenda.

sabato 12 ottobre 2013

Il Giro d'Italia torna in Basilicata




14 maggio 2014. La data in cui, con la Taranto-Viggiano il Giro d'Italia ciclistico tornerà sulle strade di Basilicata per il secondo anno consecutivo, dopo la Cosenza-Matera del 2013. E già questa è una notizia. Sì, perché il Mezzogiorno - in generale - e la nostra terra - in particolare - negli ultimi anni sono state un po' snobbati dagli organizzatori della Corsa Rosa cha hanno preferito volgere il loro sguardo altrove, spesso anche oltre confine. Ovviamente i motivi non sono stati strettamente tecnici (percorsi più validi, strade più belle...) ma, come ampiamente immaginabile, di carattere economico. Ma oggi non abbiamo voglia di farci il sangue acido, piuttosto di goderci questo piccolo evento che porterà per un giorno la nostra regione sotto i riflettori (il bacino d'utenza della seconda corsa più importante al mondo è veramente alto).
Da appassionato delle due ruote permettetemi anche qualche considerazione tecnica. Per chi non lo sapesse, il percorso è stato svelato ufficialmente qualche giorno fa. Si partirà dall'Irlanda il 9 con tre tappe, un giorno di riposo con trasferimento aereo in Puglia, breve tappa di assestamento tra Giovinazzo e Bari (e siamo al 13) e poi la nostra Taranto-Viggiano. Non sarà una tappa banale perché l'arrivo è in salita e sarà il primo di tutto il Giro e quindi tutti i tifosi saranno in trepida attesa per capire lo stato di forma dei pretendenti alla maglia rosa che si daranno battaglia fino a Trieste dove, il primo giugno, saranno date le ultime pedalate.
Ma studiamocelo nel dettaglio, questo percorso, fosse anche solo per capire dove poter incrociare la lunghissima carovana che attraverserà le nostre strade.



Dunque, come detto, partenza da Taranto in direzione sud, sulla SS 106 fino a Scanzano da dove si punterà verso il centro di Montalbano, in omaggio al nostro Pozzovivo che avrebbe le carte in regola per puntare seriamente al podio del Giro e, perché no, anche a vincere la "sua" tappa. Da Montalbano giù per i "turnichetti" sulla Val d'Agri che verrà percorsa fino a San Brancato di Sant'Arcangelo. A quel punto si salirà verso Roccanova e poi verso San Chirico Raparo, proprio nel cuore della Basilicata, toccando luoghi troppo spesso dimenticati anche da noi che viviamo a pochi chilometri di distanza. Oltre che a livello paesaggistico questo tratto sarà interessante anche dal punto di vista altimetrico dal momento che i corridori dovranno percorrere due salite, quella che culmina in località Murgitelle e il Valico di Serra San Chirico, entrambe oltre gli 800 metri s.l.m. e valide come Gran Premi della Montagna. A questo punto si tornerà sulla statale Val d'Agri, si passerà sulla Diga del Pertusillo e la corsa entrerà nel vivo. La salita finale verso il paese della Madonna Nera comincerà poco dopo Villa d'Agri e non sarà oltremodo selettiva ma, stiamone certi, darà più di qualche spunto di cronaca e per noi lucani, specie se appassionati di questo sport, sarà un'occasione da non perdere, di quelle che capitano, se va bene, una volta ogni dieci anni...

Giuseppe Cristiano

giovedì 10 ottobre 2013

Aggiunta sezione "MUSICA - I suoni del Brigantaggio" alla pagina "Brigantaggio e dintorni"


Buongiorno a tutti!
Ho aggiunto la sezione "MUSICA - I suoni del Brigantaggio" alla pagina "Brigantaggio e dintorni". 
"In questa sezione voglio raccogliere tutti i suoni che raccontano del Brigantaggio e del Risorgimento. Tammurriate, tarantelle, pizziche. I suoni e le melodie meridionali che narrano degli eventi accaduti nella seconda metà dell' '800 nell'Italia Meridionale e delle idee e dei sentimenti della sua gente.
La musica non permette di separare con l'accetta i fatti, i sentimenti e i suoni, la musica non prescinde dai sentimenti e dalle emozioni. Non è tantomeno possibile separare i fatti, i suoni e i sentimenti di allora da quelli di ora. 
In questa sezione cercherò dunque di raccogliere tutte le musiche che credo possano dare un'idea del Brigantaggio, del Risorgimento e dei sentimenti annessi."




venerdì 4 ottobre 2013

Li chiamarono... briganti! Film sulla storia di Carmine Crocco

Un film di Pasquale Squitieri con Claudia Cardinale, Enrico Lo Verso, Giorgio Albertazzi, Roberta Armani. Uscito nel 1999, racconta la storia di Carmine Crocco, brigante di Rionero in Vulture tra i più noti del Sud Italia e più rappresentativi del brigantaggio.
E' un film da vedere. Buona visione!








(Sono graditi commenti)


lunedì 10 giugno 2013

Inchiesta del Corriere della Sera sul petrolio in Basilicata

http://www.corriere.it/inchieste/oro-nero-che-italia-rende-poveri/66d3009e-d108-11e2-9e97-ce3c0eeec8bb.shtml


Un po' di informazione non fa male, anzi. Il Corriere, a dir la verità con mia grande sorpresa, ha fatto un'inchiesta, secondo me buona, sullo sfruttamento di idrocarburi in Basilicata. Le estrazioni sono a regime, noi abbiamo la tessera idrocarburi e la Basilicata è sempre più povera perchè le aziende chiudono, i tumori aumentano e la gente se ne va. C'è qualcosa che non va. Uno che poco poco ragiona non può dire che il petrolio porta ricchezza, almeno in terra di Basilicata: qualcosa non va, i conti non tornano.

Guardate assolutamente l'inchiesta del Corriere della Sera!

martedì 14 maggio 2013

Questione petrolio in Basilicata, i Comuni coinvolti (e quelli che potrebbero esserlo)

Foto da: www.sarconiweb.it


La questione petrolio in Basilicata è grande. Ad oggi (dati al 30 aprile 2013 dal Ministero dello Sviluppo Economico) sulla terraferma sono presenti 38 pozzi produttivi da cui si estrae oro nero.
Tale questione non sembra esaurirsi con i pozzi già esistenti (che sono in totale 126). Infatti alle attività già in atto si devono aggiungere i permessi di ricerca rilasciati e le richieste di permesso di nuove ricerche.
In Basilicata sono stati rilasciati ad oggi 11 permessi di ricerca per un totale di 1453,83 Km2 : sarebbe a dire che le compagnie petrolifere Eni, Total, Shell, Medoilgas, Vega Oil, Celtique energie, Appennine Energy, Aleanna Resources e Edison hanno il permesso di esplorare queste aree alla ricerca di nuovi giacimenti. I paesi che prima o poi si troveranno (perchè il permesso di ricerca è già stato accordato) ad avere a che fare con il petrolio sono: Aliano, Stigliano, Accettura, Montalbano Jonico, Craco, San Mauro Forte, Tursi, Grottole, Grassano, Ferrandina, Miglionico, Potenza, Pietragalla, Oppido Lucano, Teana, Carbone, San Chirico Raparo, Guardia Perticara, Armento, Castelmezzano, Albano di Lucania, Pietrapertosa, Salandra e Tolve. Nel caso si trovassero in queste aree giacimenti sfruttabili di gas naturale o greggio qualcuno di questi comuni potrebbe trovarsi nella situazione di Viggiano.
La questione petrolio in Basilicata è grande.
Le istanze di permesso di ricerca, ovvero le richieste di poter cercare nuovi giacimenti, sono 18 di cui 2 alle prime fasi, 13 in una fase di valutazione intermedia e 3 alla fase finale della valutazione (istanze "Frusci", "Grotte del Salice" e "Palazzo San Gervasio"). In altri termini ci sono 18 aree che potrebbero essere interessate dalle trivelle. Queste richieste interessano il territorio lucano per un totale di 3045,74 Km2 e toccano i seguenti comuni: Abriola, Anzi, Brindisi di Montagna, Calvello, Pignola, Potenza, Trivigno, Atella, Avigliano, Baragiano, Bella, Filiano, Pietragalla, Ruoti, San Fele, Aliano, Castronuovo di Sant’Andrea, Gallicchio, Missanello, Roccanova, San Chirico Raparo, San Martino d’Agri, Sant’arcangelo, Miglionico, Montescaglioso, Pomarico, Barile, Melfi, Rapolla, Bernalda, Montalbano Jonico, Pisticci, Brienza, Marsico Nuovo, Sasso di Castalda, Satriano di Lucania, Tito, Picerno, Savoia di Lucania, Accettura, Albano di Lucania, Calciano, Campomaggiore, Castelmezzano, Cirigliano, Garaguso, Oliveto Lucano, Pietrapertosa, Stigliano, Tricarico, San Mauro Forte, Acerenza, Banzi, Forenza, Genzano di Lucania, Ginestra, Maschito, Montemilone, Palazzo San Gervasio, Ripacandida, Venosa, Sant’Angelo Le Fratte, Colobraro, Nova Siri, Rotondella, San Giorgio Lucano, Senise, Tursi, Valsinni, Paterno, Tramutola, Balvano, Castelgrande, Muro Lucano, Pescopagano. Sono interessati 75 Comuni. E i comuni lucani sono in tutto 131.

Che cosa significa questo? Significa che le compagnie petrolifere Eni, Shell, Delta Energy Medoilgas, Total E&P, Esso, Aleanna Resources e Italmin Exploration hanno chiesto di poter cercare greggio in in mezza Basilicata, e fin qui è un problema piccolo. Il problema grosso nascerà se dovessero trovarlo: ci sarà la probabilità di nuovi pozzi e nuovi impianti di stoccaggio.
Praticamente, vista la mole delle richieste di ricerca, abbiamo la sfortuna di avere il culo sopra un gran bell’affare (che chiaramente è solo per pochi). Il problema è che la Basilicata non è l’Iran; da noi ogni 10 chilometri c’è un paesino, c’è gente, ci sono boschi, laghi e fiumi, vigneti, aranceti, pescheti, oliveti e tutto quanto si possa immaginare. 
Nella tabella qui sotto ci sono i numeri della produzione di idrocarburi in terra di Basilicata dal 2004 ad oggi.



E mi chiedo: per quanto tempo ancora andremo avanti a cercare il petrolio? Quando sarà abbastanza?

PS: queste info possono essere reperite sul sito del Ministero dello Sviluppo Economico.




martedì 7 maggio 2013

Festa del cinema dal 9 al 16 maggio: il cinema a 3 euro!


Dal 9 al 16 maggio, gran parte dei cinema lucani aderisce all'iniziativa. Per gli amanti del cinema un vero spasso. Ebbene sì, perchè i costi sono veramente ridotti, 3 € il biglietto per un film in 2D e 5 € quello per un film in 3D. Semplicemente strepitoso.

domenica 5 maggio 2013

Affare acqua minerale. Basilicata, gran bell'affare!

Foto da: newmediologo.me

L’acqua in bottiglia in Italia è un affare da oltre 2 miliardi di euro. Oltre 300 marche sono coinvolte nell’imbottigliamento e nell’incasso. Certo anche le regioni. Chi “produce” acqua in bottiglia sono le Società (ad esempio Lilia “giovani per sentirsi giovani fin da giovani”, di proprietà della Coca-Cola, acqua del Vulture), chi produce davvero l’acqua è il territorio, le sorgenti: chi “produce” acqua in bottiglia in realtà la imbottiglia e basta perchè a produrla veramente ci pensa la natura. Bene, per imbottigliare l’acqua, queste marche pagano alla regione prodruttrice un tot, diverso per ogni regione (essendo la risorsa acqua di competenza regionale, è la regione che decide il prezzo dell’acqua e che quindi “ci guadagna”).
Le regioni quindi dovrebbero guadagnarci e di conseguenza guadagnarci tutti gli abitanti di
quella regione la quale ridistribuirà in altri settori quei guadagni. Ma non è così.
In realtà alle regioni, nella maggior parte dei casi, incassano spiccioli in confronto a quanto guadagnano le marche.
A marzo Legambiente e Atreconomia pubblicano un rapporto su consumo e introiti dell’acqua, regione per regione; il titolo è eloquente: “Acque in bottiglia, un’imbarazzante storia all’italiana”.
La situazione è appena appena vergognosa. Ci sono regioni che praticamente regalano acqua alle Società che, pagando un niente la materia prima, ci fanno grandissimi profitti. In Liguria ad esempio le Società pagano alla Regione 5,01 € a ettaro concesso per un totale di 125.833 m3 di acqua imbottigliata (per il calcolo dei litri basta fare i m3 x1000); ciò significa che la Regione Liguria incassa un totale annuo di ben 3.342,47 euro! Praticamente niente!
In mancanza di una regolamentazione statale ogni regione è libera di scegliere il canone da far pagare alle Società. Fin qui nulla di male se non fosse che questi canoni favoriscono i profitti di tali Società a danno del territorio. In Italia, nei fatti, esistono quattro tipi di canone che le regioni "impongono" alle Società:
  • In funzione degli ettari dati in concessione. Questa è la più svantaggiosa per le regioni perchè non è considerata la quantità di acqua imbottigliata o emunta (quella prelevata in totale, tra imbottigliata e usata per altri scopi come ad esempio la lavorazione industriale per l’imbottigliamento); in atre parole che si prelevi un litro o un milione di litri per la regione è uguale, incassa la stessa cifra. E’ il caso di Emilia Romagna, Liguria, Molise, Puglia e Sardegna.
  • In funzione dei volumi imbottigliati. Le regioni ricevono un tot a m3 imbottigliato. E’ il criterio adottato dalla Regione Basilicata (insieme a Campania, Piemonte e Abruzzo).
  • In funzione di volume di m3 di acqua imbottigliata e di ettari dati in concessione (doppio canone). E’ il caso di Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Marche, Sicilia, Toscana, Provincia autonoma di Trento, Umbria, Valle d’Aosta e Veneto.
  • In funzione sia dei m3 imbottigliati, sia dei m3 emunti, sia degli ettari in concessione (triplo canone). Solo la Regione Lazio adotta questo tipo di canone.
Ma veniamo alla Basilicata.
In Basilicata sono dati in concessione alle Società di imbottigliamento 680 ettari e vengono imbottigliati 920.000.000 di litri all’anno rendendo la nostra regione la quinta regione “produttrice” in Italia di acqua minerale in bottiglia (dati al 2012). L’introito per la Regione Basilicata è di, udite udite, 323.464 €. Una miseria. La Regione Basilicata riceve quindi dalle Società di imbottigliamento dell’acqua 0,30 € per ogni m3 di acqua imbottigliato, sarebbe a dire 30 centesimi di euro per ogni 1000 litri di acqua imbottigliata, significa 0,0003 € al litro. L’elemosina.
Che cosa significa questo in termini pratici? Vediamolo con un esempio, forse spicciolo ma che rende l’idea di quello che comporta questa vergogna.
Quanto la pagate voi l’acqua Lilia in bottiglia? 
Coca-Cola paga la stessa acqua alla Regione Basilicata 0,30 € al m3. Un metro cubo d’acqua sono 1000 litri. Alla Coca-cola, l’acqua (che noi paghiamo circa 25 centesimi al litro se ci va bene) costa ben 0,0003 € al litro: una fortuna!
Quale diavolo di processo produttivo e/o di commercializzazione può mai generare il divario tra il prezzo pagato da me e il prezzo pagato da Coca-Cola? E se anche ci fosse, sarebbe un processo produttivo che costa troppo e sarebbe pertanto un processo antieconomico. Ma poi, volendo fare l’ “ignorante”, che me ne importa a me dei profitti di Coca-Cola? (E’ il capitalismo belli!). In realtà a me, cittadino lucano, converrebbe di più che quell’acqua uscisse dal rubinetto piuttosto che dal supermercato. O no?

La situazione è abbastanza triste perchè alla fine, in tutto questo affare, a noi cittadini restano soltanto le briciole. Che affarone
Secondo Legambiente e Altreconomia se la Regione Basilicata applicasse un canone più equo, come ad esempio 10 € al m3, gli introiti salirebbero dagli attuali 323.464 € a 9.200.000 € l’anno. Questo sì sarebbe un vantaggio, per almeno due ragioni:
  • la regione incasserebbe molto di più e con questi soldi si potrebbe investire sul territorio in servizi e infrastrutture; 
  • rendendo la “produzione” di l’acqua minerale sconveniente, si scoraggerebbe il prelievo selvaggio della risorsa acqua riducendo contemporaneamente l’inquinamento dovuto alla produzione di plastica e al trasporto schizofrenico di acqua in bottiglia.
L’acqua è una risorsa e, come è stato sancito ufficialmente con il referendum del 2011, è un bene comune, non un profitto.



martedì 23 aprile 2013

Liberiamo la Basilicata dal petrolio, manifestazione a Villa D’Agri giovedì 25 aprile

Immagine da: www.guidopicchetti.it

Giovedì 25 aprile, dalle 9,30 in piazza Zecchettin, a Villa D’Agri (PZ) si svolgerà una manifestazione per far sentire la voce del no ai pozzi di petrolio selvaggi. 
La manifestazione è organizzata dal movimento Indignati Lucani, Epha e Ribelli Web con la partecipazione dei movimenti No Triv. Dalla pagina dell’evento su facebook si legge che sarà una manifestazione “apartitica e pacifica per sottolineare l'assurdità della realizzazione di un pozzo di estrazioni petrolifere a pochi metri dall'ospedale civile, per dire no all'aumento delle estrazioni petrolifere in tutto il territorio Lucano e per rivendicare il diritto sancito dalla Convenzione di Aarhus e dalla legge 108/2001 all'informazione preventiva per tutto quanto concerne l'ambiente e la salute dei cittadini".
Perchè proprio a Villa D’Agri?

lunedì 15 aprile 2013

Abruzzo e Basilicata, in comune petrolio, trivelle e finocchio

Foto da: www.ansa.it


Non solo la Basilicata è interessata dalle trivellazioni in mare. E’ in buona compagnia. Una regione compagna di sventure è l’Abruzzo (ma anche la Puglia, la Calabria e la Sicilia). 
Negli ultimi tempi da noi si parla di trivellazioni nel mar Ionio, nei mari di Policoro e Scanzano. Da quanto leggo il potere di autorizzare le trivelle in mare (trivellazioni off shore) c’è l’ha lo Stato, le Regioni possono esprimere il loro parere ma le normative sono nazionali. E questo è un grosso problema perchè basta un Monti di turno, insieme ad un Parlamento acquiescente se non addirittura complice, che stabilisce attraverso una legge che le trivellazioni in mare si possono fare ed ecco che il buco si fa. E a noi (che andiamo al mare sulle nostre spiagge di Policoro e Scanzano) restano due alternative: 1) piegarsi a novanta e zitti e come nei film porno fingere di godere, sì, sì sììììììì, oppure 2) protestare e dire nossignore. Anche gli enti locali possono fare la stessa cosa. Chiaramente gli enti hanno qualche strumento legislativo in più ma in realtà fino ad un certo punto poichè le leggi degli enti sono subordinate a quelle dello Stato: si può solo fare battaglie (sempre che non si voglia far finta di godere).
In Abruzzo la situazione è la stessa della Basilicata: si può cercare petrolio e gas nel mare Adriatico già a 6 miglia di distanza dalla costa (meno di 10 Km). Leggete qualcuno di questi articoli, vi ricorda qualcosa? Eccoli: http://www.abruzzo24ore.tv/search.php?q=trivellazioni
Siamo tutti nella stessa barca, piena di buchi. Sembra proprio che ci stiano infinocchiando.

L’abruzzo ha in comune con la Basilicata, oltre che la conformazione del territorio, i buchi, il petrolio, il gas e il finocchio. Sabato, 13 aprile, a Pescara la manifestazione NO TRIV (vedi olambientalista oppure il fatto quotidiano).

Ma davvero abbiamo avuto dei vantaggi con l’estrazione del petrolio? Ma davvero ne vale la pena? Ma davvero ci serve? Davvero non possiamo farne a meno? Davvero non ci sono alternative? 
Per fortuna c’è qualcuno che, con il potere conferitogli dai cittadini, ci fa sapere e si mobilita per far luce sulla situazione trivellazioni ed opporsi ai buchi. Guarda questo video qui:




P.S.
Ricordate, mai mangiare il finocchio prima di bere del vino perchè se no anche l’aceto apparirà ottimo.

lunedì 8 aprile 2013

La situazione sull’estrazione di gas e petrolio in Basilicata

Foto da: magazine.quotidiano.net
In Basilicata si parla tanto di petrolio. Qualcuno lo benedice (credo pochi), qualcun altro lo maledice (credo i più). 
Ma qual’è in realtà la situazione delle trivellazioni? Proviamo a fare una sintesi, forse estrema ma utile a rendere l'idea (in primis a me stesso).
Ci sono dei pozzi attivi da cui si tira su greggio, che producono; altri invece autorizzati ma non ancora attivi, altri ancora in fase di autorizzazione. Ci sono poi le richieste alla Regione (ma a quanto pare qui c’entra pure lo Stato: sembra facciano a scarica barile per quanto riguarda le responsabilità e in questo gioco di leggi e di burocrazia il cittadino non ci capisce più niente per poi ritrovarsi, alla fine, le trivelle sotto al c..o!).
La situazione è complessa e a volte caotica: vedi situazione delle trivellazioni nello Ionio a Policoro e Scanzano Jonico

Qui potete avere un elenco dei pozzi autorizzati (con relativi operatori) preso dal sito del Ministero dello Sviluppo Economico:

Poi, per una più facile consultazione, ho trovato chi ha riassunto per tutti la situazione dei pozzi di gas e petrolio in terra di Basilicata. Ecco il link: http://www.basilicata5stelle.it/mappa




E, notizia fresca fresca, fioccano pure le richieste di trivellazioni sulla terra. E il Ministero dello Sviluppo economico dice sì. Ma sì, qualche buco in più, che vuoi che sia! Olambientalista, notizia del 6 aprile, riferisce che "sull’ultimo Bollettino degli Idrocarburi e delle Georisorse del 31 Marzo 2013 spunta una nuova istanza di permesso di ricerca in terraferma dell’Appennine Energy, denominata “Tardiano”, estesa su 212,4 Kmq situata per 140,18 Kmq in Basilicata e per 72,22 Kmq in Campania, in continuità geografica delle istanze dei permessi di ricerca “Monte Cavallo” della Shell e della Concessione Eni/Shell “Val d’Agri”. Essa riguarda 10 comuni (8 in Basilicata e 2 in Campania): Grumento Nova, Lagonegro, Moliterno, Sarconi, Tramutola, Castelsaraceno, Spinoso, Lauria, Casalbuono, Montesano sulla Marcellana."

Chiaramente questo discorso va approfondito ma bisogna pur iniziare... anzi, se avete segnalazioni da fare, link (pagine web, video o altro) utili a informare i cittadini sulla situazione petrolio in Basilicata potete mandarmelo e provvederò a metterlo sul blog. Grazie.


Ragazzi, solo a stargli dietro a queste richieste c'è da diventare pazzi! Ogni giorno c'è una nuova richiesta e ogni 15 una nuova autorizzazione. Dobbiamo informarci e informare, almeno questo. Diffondete queste cose, solo così si può essere consapevoli dei costi reali della Carta Idrocarburi: se non so queste cose sarò sicuramente contento di quei soldi che la Regione Basilicata mi accredita, se queste cose invece le so, beh, forse mi gireranno appena appena i c....i.

Credo che non sia importante il tipo di reazione, ognuno ha la sua; credo sia importante una reazione qualsiasi, anche il chiudere gli occhi va bene, ma che sia consapevole: lo devi sapere.




martedì 2 aprile 2013

Trisaia di Rotondella, segreto di Stato



Foto da: http://titano.sede.enea.it

Qualche giorno fa sulla Gazzetta del Mezzogiorno si legge un articolo dal titolo “Trisaia, fusti radioattivi sì allo smantellamento ma niente trasparenza”.
In località Trisaia di Rotondella, al centro ricerche ENEA (Ente per le Nuove tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, già CNEN), vengono in qualche modo custoditi 64 elementi di materiale radioattivo
Per capirci meglio, vediamo in breve la storia di questo centro di ricerca.


L’impianto Itrec (Impianto di Trattamento e Rifabbricazione Elementi di Combustibile) di Trisaia venne costruito tra 1965 e il 1970 dal CNEN (Comitato Nazionale per l’Energia Nucleare) “per estrarre uranio da elementi di combustile nucleare”, in poche parole per recuperare dal rifiuto nucleare uranio da riutilizzare ancora. Negli anni 1969-71 un accordo tra CNEN e USAEC, una società nucleare statunitense, stabilisce il trasferimento all'ENEA di 84 elementi di “combustibile irraggiato uranio-torio” provenienti dal reattore sperimentale Elk River (Minnesota) per ritrattarli e riutilizzarli. 20 di questi elementi sono stati effettivamente  ritrattati e riutilizzati.
Poi avvenne che il referendum del 1987 stabilì in Italia il divieto di trattamento e utilizzo di energia nucleare. Così rimasero nel centro ENEA 64 elementi. Che farne? Custodirle.
Fin qui tutto bene, se non fosse che questa roba è altamente radioattiva e pericolosa per la salute.
Nel 2003 la gestione del centro di ricerca ENEA viene affidata alla Sogin Spa, ovvero la società di Stato che si occupa (o almeno dovrebbe) della bonifica ambientale dei siti nucleari italiani e della gestione e messa in sicurezza dei rifiuti radioattivi prodotti dalle attività industriali, di ricerca e di medicina nucleare.

Bene. Veniamo all’articolo della Gazzetta. L’11 luglio 2012 la Sogin comunica che “è stata elaborata ed inviata istanza generale di smantellamento” per l’Itrec. Qualche giorno dopo la Gazzetta chiede maggiori informazioni sul progetto di smantellamento dell’impianto al Ministero dello Sviluppo Economico. Dopo 8 mesi il Ministero risponde e la Gazzetta ci riferisce che “la Sogin, informata della richiesta della «Gazzetta», «ha espresso parere negativo» in quanto «nei documenti di cui trattasi sono contenuti dati, informazioni ed elaborati che, in base alla normativa vigente, e segnatamente ai sensi del Dpcm 22 luglio 2011, recante “Disposizioni per la tutela amministrativa del segreto di stato e delle informazioni classificate”, debbono considerarsi “informazioni classificate controllate” secretate». Marisa Ingrosso, autrice del pezzo sul quotidiano, conclude “In tre parole: segreto di Stato.”
Ovviamente siamo contenti dello smantellamento, ma sarebbe il caso di capire come, quando, chi. Sarebbe semplicemente il caso di capire, o no? 

A questo punto ci sono degli interrogativi che mi pongo, gli stessi che mi hanno spinto a scrivere questo post sull’Itrec di Rotondella.
Queste informazioni riguardano solo la Sogin o il Ministero o riguardano tutti? E se anche riguardassero solo il Ministero o la Sogin, non sono questi organi al servizio dei cittadini?
Gli interessi dello Stato quali sono? Coincidono con gli interessi delle Spa, con quelli dei cittadini o con quelli di entrambi? E’ giusto che i cittadini non sappiano cosa avviene vicino casa loro? Come fanno i cittadini ad essere d’accordo o non d’accordo se non sanno niente?
Qui c'è un problema grosso di democrazia. Ci si riempie la bocca di questa parola ma poi, a conti fatti, rimane spesso solo una bella e vuota parola...

Ieri anche Olambientalista (Organizzazione lucana ambientalista) riprende l'argomento sottolineando il danno d'immagine (in termini di agricoltura e turismo) che la zona del metapontino subisce a causa della mancanza di trasparenza. Effettivamente è quantomeno estremamente difficile sostenere l'agricoltura biologica quando a pochi chilometri "si tratta" (senza sapere nè come nè perchè nè un bel nulla) materiale altamente radioattivo. Che dite? 
Olambientalista ci ricorda inoltre che da "circa due anni il presidente De Filippo non convoca più il tavolo della trasparenza regionale (contrariamente a quanto fanno le altre regioni nuclearizzate italiane dal Piemonte alla Campania, dove il tavolo è convocato con regolarità), per cui le comunità non sanno assolutamente più nulla di cosa, accade all?interno dell’Itrec, di com’è realizzato il decommissioning (la messa in sicurezza del sito), su come sono eseguiti i lavori, su chi li esegue e quali progetti futuri sono collegati al centro nucleare lucano."

E' questo il modo di gestire la questione di salute pubblica? E' giusto tenere le persone fuori dalle decisioni che le riguardano? 
Alle richieste di informazioni dei cittadini, lo Stato risponde che non ci è dato sapere. Perchè? 
... Mi viene in mente una celebre scena del film "Il marchese del Grillo" interpretato dal grande Alberto Sordi: "mi dispiace, ma io so io, e voi non siete un cazzo".

venerdì 29 marzo 2013

Basilicata, musei aperti a Pasqua e Pasquetta

Foto da: www.archart.it

Apprendo dai giornali, con piacere a dire il vero, che a Pasqua e Pasquetta (31 marzo e primo aprile 2013) i musei Statali e le aree archeologiche di Basilicata rimarranno aperti. Dalle ore 9 alle ore 20 i musei, dalle 9 a un'ora prima del tramonto le aree archeologiche.

Metto qui l'elenco dei musei lucani (dal sito di APT Basilicata). Per una Pasqua un po' diversa dal solito mi sembra un'idea da non sottovalutare, magari ci andiamo prima dell'abbuffata pasquale oppure dopo per smaltire "in modo culturale". Questa idea mi sembra interessante anche perché va sempre a finire che conosciamo tutto (o quasi) di Roma, Firenze, Venezia eccetera e non conosciamo ciò che ci sta praticamente sotto il naso.
Chiamate, chiedete informazioni e partite!

giovedì 21 marzo 2013

Eni e la Basilicata


Perchè è importante seguire i movimenti di Eni per capire cosa sta succedendo in Basilicata con questo c...o di petrolio? Ce lo spiega (in parte) Report.
Circa tre mesi fa, Report, raro esempio di giornalismo fatto a giornalismo, ci fa vedere un servizio su Eni e ci spiega cosa succede. Interessi di governanti di Stato e locali (= tema conflitto di interessi), estrazioni, giri di soldi e di potere. 
Il video è interessantissimo in tutto ma ciò che più interessa noi lucani è verso la fine quando, secondo le informazioni che si hanno, si può fare una ipotesi (secondo me molto probabile) sul perchè proprio in Basilicata si sta aumentando il quantitativo di estrazione. Noi infatti non sappiamo ad oggi quanti barili di petrolio vengono estratti al giorno, sappiamo soltanto che la produzione è aumentata, punto.
Il mio consiglio è di guardarlo tutto ma se non avete molto tempo e vi interessa solo la parte in cui si parla della Basilicata andate dritti al minuto 57:20. Però ripeto, se si vuole capire meglio la situazione il consiglio è: guardarlo tutto!