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giovedì 12 dicembre 2013

Total ama la Basilicata e la colonizza





Martedì 10 dicembre 2013 è stato pubblicato su Basilicata24.it un articolo dal titolo "Terra e cultura: così Total colonizza la Basilicata".
Lo metto per intero perché è molto interessante, sinteticamente descrive ciò che, nella totale (o quasi) indifferenza, sta succedendo in Basilicata con e per il petrolio.

Si prende il petrolio, la terra, l'aria, l'acqua, la salute e si dà in cambio l'elemosina. Ma questo non basta. Bisogna mettere il frac al poveraccio e mandarlo alla festa di gala! Per poterlo ubriacare di sfarzo (e con un poveraccio non ci vuole molto) e fargli dimenticare, nell'ebbrezza della gioia inaspettata (e tarocca), terra, aria, acqua e salute.

Total (ma anche le altre compagnie petrolifere) ci ama e per il nostro bene, sia chiaro, ci colonizza; e noi, sempre per il nostro bene, ci facciamo colonizzare con gioia (farlocca). Cornuti, mazziati e contenti.


Così scrive Eugenio Bonanata.

Come si comprano stima e devozione? Foraggiando i giornali e creandone uno proprio. Investendo su cultura, scuole primarie e prodotti tipici. La Total sta entrando nel 'cuore' dei lucani. Ma sui fanghi tossici interrati a Serra d'Eboli continua a stendere un velo di oblio.
Le kermesse sponsorizzate da Total. Per la multinazionale francese - che dal 2016 estrarrà 50 mila barili di petrolio al giorno nella valle del Sauro - è fin troppo facile piegare culturalmente il popolo lucano. Un popolo mediamente poco avvezzo alla lettura, all'approfondimento. Sempre pronto ad abbassare la testa davanti a qualunque salvatore si presenti col vestito buono. Per la Total è facile spendere i tanti soldi che ha, sponsorizzando, ad esempio, attività culturali. Spicca la kermesse estiva Cinemadamare, sulle rive dello Jonio. Fanno simpatia i tornei di calcetto promossi a Corleto Perticara, nell'area dei pozzi. Inteneriscono i corsi di educazione ambientale nelle scuole elementari di Gorgoglione. Ma non basta. La Total è anche editrice di un trimestrale patinato (Energy) in cui si osannano le gesta degli operai-eroi che stanno lavorando al sito di estrazione petrolifera. “Le mani che modellano Tempa Rossa”, titola un reportage sul foglio edito da Total. Il nostro è “un impegno a lungo termine”, assicura sulle stesse pagine patinate, Natalie Limet, amministratore delegato di Total Italia. Insomma, ce n'è per tutti i gusti.
Sponsorizzano pure i prodotti delle terre 'avvelenate'. Anzi, a proposito di gusto, è encomiabile anche l'ultima trovata dei francesi. Si chiama Lucanica e serve a far conoscere i prodotti agroalimentari lucani in Europa e nel mondo. I partner sono Confindustria e Confapi. Ebbene, tra quei prodotti, però, Total sponsorizzi anche i cereali di Serra D'Eboli (Corleto Perticara). In quei terreni, 20 anni fa, i francesi, con lo sciagurato placet della Regione Basilicata, interrarono abusivamente fanghi tossici di perforazione. (Solo che quella si chiamava Total Mineraria, oggi invece si è rifatta il trucco e si chiama Total Italia spa). Su quei terreni si sono nutrite le pecore e hanno sudato i pastori. E sono morti avvelenati pastori e pecore (sta tutto nell'inchiesta Totalgate). Su quei terreni fino a un anno fa si è prodotto e venduto grano. Faccia un po' di pubblicità all'estero anche a quel maledetto grano, il colosso francese. E che dire delle prove di estrazione fatte lo scorso anno al pozzo Gorgoglione 2? Per due mesi si è levata, indisturbata verso il cielo, una fiammella carica di acido solfidrico. Una fiammella che ha stordito uomini e animali che vivevano nel raggio di un chilometro. Dov'erano i controlli e le precauzioni? Meglio non parlarne però. Le mani che perforano i pozzi devono apparire laboriose. L'aureola di una multinazionale generosa e filantropa deve brillare e convincere. La faccia deve sembrare limpida. Già, perché se poi si scioglie il trucco, qualche lucano potrebbe iniziare ad insospettirsi. E allora addio colonizzazione culturale!


giovedì 21 novembre 2013

I numeri delle estrazioni di gas e petrolio in Italia (e Basilicata)




"E’ stata pubblicata dall’UNMIG la statistica relativa alla produzione dei primi 9 mesi di gas e petrolio in Italia. La Basilicata, con oltre 900 milioni di metri cubi di gas e  2,9 miliardi di Kg di olio greggio estratto dalle viscere della terra si conferma al primo posto in assoluto tra le regioni italiane per produzione di idrocarburi. Una produzione che il Ministero dello Sviluppo Economico ed il Ministro Zanonato vogliono incrementare ulteriormente con il “new memorandum” che trasformerebbe la Basilicata sempre più in “bombola del gas e pompa di benzina d’Italia”."

Ecco, dal sito del Ministero dello Sviluppo Economico, i numeri delle estrazioni di gas e petrolio in Italia (e Basilicata) aggiornata a settembre 2013: http://unmig.mise.gov.it/unmig/produzione/produzione.pdf


martedì 18 giugno 2013

Il Fracking e il NoFraking



Qualche giorno fa sono venuto a conoscenza del fracking e credo sia conoscenza da condividere.

Che cos'è il fracking? Il fracking (o frattura idraulica) è una tecniva di perforazione usata per l'estrazione di gas e di petrolio. Come funziona? Si inietta del liquido (acqua mista a sostanze chimiche) ad alta pressione che provocano delle fratture (di qui il nome) degli strati rocciosi del sottosuolo. Questa tecnica è molto utilizzata negli Usa e ha suscitato non pochi dubbi sull'impatto ambientale. Chiaramente le compagnie petrolifere si affrettano ad affermare che è una tecnica sicura ma, ovviamente, la loro credibilità viene messa a dura prova dalla mancanza di trasparenza sull'utilizzo di questa tecnica.
Ma prima di cercare di evidenziare i rischi vediamo quando viene usata la frattura idraulica. Nella maggior parte dei casi questa tecnica, come abbiamo detto, viene usata nell'estrazione di gas e petrolio quando le normali tecniche di perforazione non sono efficaci oppure antieconomiche, cioè quando non è possibile una perforazione conveniente perché i giacimenti si trovano al di sotto dei 1500 metri di profondità oppure quando si vuole semplicemente "sollecitare" la produzione: "la fratturazione permette l'estrazione di gas naturale dalle rocce bituminose, un materiale estremamente impermeabile. La frattura crea un passaggio dal giacimento al pozzo, aumentando la portata dell'estrazione" (da wikipedia), ossia più estrazione e più produzione.  Il sito www.nofracking.itci spiega meglio perchè si usa. Il fracking "favorisce l’estrazione di petrolio dagli scisti bituminosi o di tight gas (gas di sabbie compatte/gas in depositi clastici a bassa permeabilità), coal bed methane (metano dagli strati di carbone) e, principalmente, shale gas (gas di scisto/gas da argille). Sia il tight gas che lo shale gas sono giacimenti di gas non convenzionale costituiti da rocce calcaree, arenarie, quarzo e argilla: quando l’argilla è prevalente si chiama shale, altrimenti è definito tight."
Questa tecnica è utilizzata non solo nel campo della produzione di gas e petrolio ma anche nelle miniere, per ridurre le eventuali fuoriuscite di idrocarburi, per smaltire i rifiuti derivanti dall'estrazione di idrocarburi iniettandoli in rocce ritenute idonee e per misurare la tensione della crosta terrestre.
E il problema dove sta? Sta nel fatto che il fracking è una tecnica di estrazione estremamente invasiva per il territorio, sta nella qualità del liquido utilizzato e sta nelle conseguenze delle fratture. Il sito www.nofracking.it ci informa che "l’acqua utilizzata per fratturare (quasi 29 mila metri cubi all’anno per ogni singolo pozzo) viene, infatti, addizionata a diverse sostanze pericolose. Si parla di oltre 260 agenti chimici cancerogeni o altamente tossici, tra i quali naftalene, benzene, toluene, xylene, etilbenzene, piombo, diesel, formadeldeide, acido solforico, tiourea, cloruro di benzile, acido nitrilotriacetico, acrilamide, ossido di propilene, ossido di etilene, acetaldeide, di-2-etilesile, ftalati. Senza dimenticare sostanze radioattive come cromo, cobalto, iodio, zirconio, potassio, lanthanio, rubidio, scandio, iridio, krypton, zinco, xenon e manganese. Fino all’80% di questi fluidi iniettati per la fratturazione idraulica ritorna in superficie come acqua di riflusso. Il resto rimane nel sottosuolo." Quindi il rischio maggiore è la contaminazione chimica delle eventuali falde acquifere e del terreno contigui ai giacimenti di idrocarburi e ai pozzi di estrazione. Poi c'è il rischio di sollecitare microsismi che pur essendo micro sono sempre sismi. Inoltre a mio avviso tale tecnica di estrazione nasconde una porca filosofia: "rispetto per niente e nessuno".
In Italia il dibattito sul tema energia e ambiente quasi non esiste, si parla solo di bollette. Territorio, salute e informazione sul tema niente.
Per questi motivi il blog ha aderito alla Campagna NoFrackingItaly, una campagna nazionale di informazione, conoscenza e proposta, in grado di avviare un percorso critico, che conduca con il contributo ed il coinvolgimento dei territori, dei cittadini, delle associazioni, comitati, movimenti politici, degli attivisti, degli esperti, personalità:
1) Ad una bozza di legge nazionale contro il fracking;
2) Alla richiesta di trasparenza e pubblicazione dei piani ingegneristici delle compagnie petrolifere, oggi secretati;
3) Alla definizione, con legge, delle aree marine e terrestri da tutelare.


Se puoi, oh lettore, e se vuoi, aderisci anche tu: http://www.nofracking.it/campagna-italia/


giovedì 13 giugno 2013

Il petrolio in Basilicata, lo Stato dov'è?




Guardando l'inchiesta del Corriere sul petrolio in Basilicata, mi rendo conto che ci sono dei problemi a livello istituzionale. Lo Stato dov'è? Che fa? Ha ancora una qualche funzione?

Guardando quest'inchiesta mi rendo conto che va in galera chi denuncia, non chi delinque o omette i controlli.
Mi rendo conto che la diga del Pertusillo è inquinata.
Mi rendo conto che non è Eni il problema, Eni (e tutta l'allegra compagnia dell'oro nero) ne approfitta e basta, Eni sta lì apposta, per fare profitti, li deve fare.
Mi rendo conto invece che lo Stato non c'è, non esiste. E se esiste, è molto amico di Eni e poco della gente.

Eni infatti è in regola, non è fuorilegge perchè la legge non c'è. Una legge che impedisca inquinamento e/o punisca chi inquina non c'è proprio, non c'è una legge che tuteli l'ambiente e la salute. Eni, per perforare ed estrarre, che piaccia o no, ha superato tutti i test di VIA (Valutazione di Impatto Ambientale) fissati dalla legge. E' questa legge che non vieta di estrarre a pochi metri dalle case, dagli ospedali, dalle colture (vedi Villa d'Agri, PZ), la legge è indulgente con le compagnie petrolifere. E la legge chi la fa? La fa lo Stato. Ma lo Stato, in questo caso, preferisce non farle queste leggi. E allora se lo Stato non fa queste leggi, a chi serve lo Stato? Agli abitanti di Viggiano? A quelli di Pisticci? A quelli del Mar Ionio? Guardando l'inchiesta del Corriere non mi pare proprio.
Lo Stato si è costituito perchè? Me lo domando.
Ma forse la colpa è nostra che ce ne fottiamo dello Stato, come se fosse una cosa che non ci riguarda, che non influenza le nostre vite, come se fosse un brutto sogno da scacciare via dalla mente e dalla realtà. E invece è reale, non c'è ma è reale. Percepisci che è reale quando commette ingiustizia e la vittima sei tu.

Sono convinto che lo Stato sia un prodotto umano e come tale modificabile, sempre. Ma per farlo bisogna che ci poniamo delle domande e cerchiamo le risposte informadoci. Anche di questo sono convinto.


lunedì 10 giugno 2013

Inchiesta del Corriere della Sera sul petrolio in Basilicata

http://www.corriere.it/inchieste/oro-nero-che-italia-rende-poveri/66d3009e-d108-11e2-9e97-ce3c0eeec8bb.shtml


Un po' di informazione non fa male, anzi. Il Corriere, a dir la verità con mia grande sorpresa, ha fatto un'inchiesta, secondo me buona, sullo sfruttamento di idrocarburi in Basilicata. Le estrazioni sono a regime, noi abbiamo la tessera idrocarburi e la Basilicata è sempre più povera perchè le aziende chiudono, i tumori aumentano e la gente se ne va. C'è qualcosa che non va. Uno che poco poco ragiona non può dire che il petrolio porta ricchezza, almeno in terra di Basilicata: qualcosa non va, i conti non tornano.

Guardate assolutamente l'inchiesta del Corriere della Sera!

martedì 14 maggio 2013

Questione petrolio in Basilicata, i Comuni coinvolti (e quelli che potrebbero esserlo)

Foto da: www.sarconiweb.it


La questione petrolio in Basilicata è grande. Ad oggi (dati al 30 aprile 2013 dal Ministero dello Sviluppo Economico) sulla terraferma sono presenti 38 pozzi produttivi da cui si estrae oro nero.
Tale questione non sembra esaurirsi con i pozzi già esistenti (che sono in totale 126). Infatti alle attività già in atto si devono aggiungere i permessi di ricerca rilasciati e le richieste di permesso di nuove ricerche.
In Basilicata sono stati rilasciati ad oggi 11 permessi di ricerca per un totale di 1453,83 Km2 : sarebbe a dire che le compagnie petrolifere Eni, Total, Shell, Medoilgas, Vega Oil, Celtique energie, Appennine Energy, Aleanna Resources e Edison hanno il permesso di esplorare queste aree alla ricerca di nuovi giacimenti. I paesi che prima o poi si troveranno (perchè il permesso di ricerca è già stato accordato) ad avere a che fare con il petrolio sono: Aliano, Stigliano, Accettura, Montalbano Jonico, Craco, San Mauro Forte, Tursi, Grottole, Grassano, Ferrandina, Miglionico, Potenza, Pietragalla, Oppido Lucano, Teana, Carbone, San Chirico Raparo, Guardia Perticara, Armento, Castelmezzano, Albano di Lucania, Pietrapertosa, Salandra e Tolve. Nel caso si trovassero in queste aree giacimenti sfruttabili di gas naturale o greggio qualcuno di questi comuni potrebbe trovarsi nella situazione di Viggiano.
La questione petrolio in Basilicata è grande.
Le istanze di permesso di ricerca, ovvero le richieste di poter cercare nuovi giacimenti, sono 18 di cui 2 alle prime fasi, 13 in una fase di valutazione intermedia e 3 alla fase finale della valutazione (istanze "Frusci", "Grotte del Salice" e "Palazzo San Gervasio"). In altri termini ci sono 18 aree che potrebbero essere interessate dalle trivelle. Queste richieste interessano il territorio lucano per un totale di 3045,74 Km2 e toccano i seguenti comuni: Abriola, Anzi, Brindisi di Montagna, Calvello, Pignola, Potenza, Trivigno, Atella, Avigliano, Baragiano, Bella, Filiano, Pietragalla, Ruoti, San Fele, Aliano, Castronuovo di Sant’Andrea, Gallicchio, Missanello, Roccanova, San Chirico Raparo, San Martino d’Agri, Sant’arcangelo, Miglionico, Montescaglioso, Pomarico, Barile, Melfi, Rapolla, Bernalda, Montalbano Jonico, Pisticci, Brienza, Marsico Nuovo, Sasso di Castalda, Satriano di Lucania, Tito, Picerno, Savoia di Lucania, Accettura, Albano di Lucania, Calciano, Campomaggiore, Castelmezzano, Cirigliano, Garaguso, Oliveto Lucano, Pietrapertosa, Stigliano, Tricarico, San Mauro Forte, Acerenza, Banzi, Forenza, Genzano di Lucania, Ginestra, Maschito, Montemilone, Palazzo San Gervasio, Ripacandida, Venosa, Sant’Angelo Le Fratte, Colobraro, Nova Siri, Rotondella, San Giorgio Lucano, Senise, Tursi, Valsinni, Paterno, Tramutola, Balvano, Castelgrande, Muro Lucano, Pescopagano. Sono interessati 75 Comuni. E i comuni lucani sono in tutto 131.

Che cosa significa questo? Significa che le compagnie petrolifere Eni, Shell, Delta Energy Medoilgas, Total E&P, Esso, Aleanna Resources e Italmin Exploration hanno chiesto di poter cercare greggio in in mezza Basilicata, e fin qui è un problema piccolo. Il problema grosso nascerà se dovessero trovarlo: ci sarà la probabilità di nuovi pozzi e nuovi impianti di stoccaggio.
Praticamente, vista la mole delle richieste di ricerca, abbiamo la sfortuna di avere il culo sopra un gran bell’affare (che chiaramente è solo per pochi). Il problema è che la Basilicata non è l’Iran; da noi ogni 10 chilometri c’è un paesino, c’è gente, ci sono boschi, laghi e fiumi, vigneti, aranceti, pescheti, oliveti e tutto quanto si possa immaginare. 
Nella tabella qui sotto ci sono i numeri della produzione di idrocarburi in terra di Basilicata dal 2004 ad oggi.



E mi chiedo: per quanto tempo ancora andremo avanti a cercare il petrolio? Quando sarà abbastanza?

PS: queste info possono essere reperite sul sito del Ministero dello Sviluppo Economico.




lunedì 13 maggio 2013

Regione Marche, no alle trivellazioni nel Mare Adriatico

Foto da: ecoblog.it

Qualche giorno fa, il 7 maggio 2013, la Regione Marche vota all’unanimità “il divieto per ogni attività di sfruttamento e ricerca degli idrocarburi nel mare Adriatico”. Questa è la risposta della Regione Marche al Decreto Sviluppo approvato dal governo Monti a dicembre dello scorso anno. Il suddetto decreto liberalizza la ricerca e l’estrazione di
idrocarburi off shore (in mare), ufficialmente per aumentare le entrate dello Stato, secondo me invece per favorire gli “amici” petrolieri.Il fatto che la Regione Marche abbia detto no alle trivellazioni nel suo mare significa, come dicevo in un precedente post, che ci si può (e ci si deve) opporre alle trivellazioni attraverso le istituzioni locali. Non si può mettere il profitto davanti a tutto. Le Marche, con questa delibera regionale, intende tutelare, almeno dal punto di vista legislativo, la pesca e il turismo. Cosa che dovremmo fare anche noi, istituzioni e cittadini lucani, nel Mar Ionio, e pure al più presto.

venerdì 3 maggio 2013

Ola ci invita ad opporci alle trivellazioni

Su facebook leggo un post di Olambientalista (Organizzazione lucana ambientalista):
"Rischio trivellazioni nel Vulture / La nostra Organizzazione - oltre a ricordare nuovamente di aver presentato proprie osservazioni all'Istanza di permesso di ricerca "La Bicocca" (Delta Energy), in data 26 aprile 2013 - sottolinea come, ad oggi, risultiamo essere l'unica realtà associativa territoriale ad essersi adoperata in una formale opposizione al progetto.

martedì 23 aprile 2013

Liberiamo la Basilicata dal petrolio, manifestazione a Villa D’Agri giovedì 25 aprile

Immagine da: www.guidopicchetti.it

Giovedì 25 aprile, dalle 9,30 in piazza Zecchettin, a Villa D’Agri (PZ) si svolgerà una manifestazione per far sentire la voce del no ai pozzi di petrolio selvaggi. 
La manifestazione è organizzata dal movimento Indignati Lucani, Epha e Ribelli Web con la partecipazione dei movimenti No Triv. Dalla pagina dell’evento su facebook si legge che sarà una manifestazione “apartitica e pacifica per sottolineare l'assurdità della realizzazione di un pozzo di estrazioni petrolifere a pochi metri dall'ospedale civile, per dire no all'aumento delle estrazioni petrolifere in tutto il territorio Lucano e per rivendicare il diritto sancito dalla Convenzione di Aarhus e dalla legge 108/2001 all'informazione preventiva per tutto quanto concerne l'ambiente e la salute dei cittadini".
Perchè proprio a Villa D’Agri?

lunedì 15 aprile 2013

Abruzzo e Basilicata, in comune petrolio, trivelle e finocchio

Foto da: www.ansa.it


Non solo la Basilicata è interessata dalle trivellazioni in mare. E’ in buona compagnia. Una regione compagna di sventure è l’Abruzzo (ma anche la Puglia, la Calabria e la Sicilia). 
Negli ultimi tempi da noi si parla di trivellazioni nel mar Ionio, nei mari di Policoro e Scanzano. Da quanto leggo il potere di autorizzare le trivelle in mare (trivellazioni off shore) c’è l’ha lo Stato, le Regioni possono esprimere il loro parere ma le normative sono nazionali. E questo è un grosso problema perchè basta un Monti di turno, insieme ad un Parlamento acquiescente se non addirittura complice, che stabilisce attraverso una legge che le trivellazioni in mare si possono fare ed ecco che il buco si fa. E a noi (che andiamo al mare sulle nostre spiagge di Policoro e Scanzano) restano due alternative: 1) piegarsi a novanta e zitti e come nei film porno fingere di godere, sì, sì sììììììì, oppure 2) protestare e dire nossignore. Anche gli enti locali possono fare la stessa cosa. Chiaramente gli enti hanno qualche strumento legislativo in più ma in realtà fino ad un certo punto poichè le leggi degli enti sono subordinate a quelle dello Stato: si può solo fare battaglie (sempre che non si voglia far finta di godere).
In Abruzzo la situazione è la stessa della Basilicata: si può cercare petrolio e gas nel mare Adriatico già a 6 miglia di distanza dalla costa (meno di 10 Km). Leggete qualcuno di questi articoli, vi ricorda qualcosa? Eccoli: http://www.abruzzo24ore.tv/search.php?q=trivellazioni
Siamo tutti nella stessa barca, piena di buchi. Sembra proprio che ci stiano infinocchiando.

L’abruzzo ha in comune con la Basilicata, oltre che la conformazione del territorio, i buchi, il petrolio, il gas e il finocchio. Sabato, 13 aprile, a Pescara la manifestazione NO TRIV (vedi olambientalista oppure il fatto quotidiano).

Ma davvero abbiamo avuto dei vantaggi con l’estrazione del petrolio? Ma davvero ne vale la pena? Ma davvero ci serve? Davvero non possiamo farne a meno? Davvero non ci sono alternative? 
Per fortuna c’è qualcuno che, con il potere conferitogli dai cittadini, ci fa sapere e si mobilita per far luce sulla situazione trivellazioni ed opporsi ai buchi. Guarda questo video qui:




P.S.
Ricordate, mai mangiare il finocchio prima di bere del vino perchè se no anche l’aceto apparirà ottimo.

lunedì 8 aprile 2013

La situazione sull’estrazione di gas e petrolio in Basilicata

Foto da: magazine.quotidiano.net
In Basilicata si parla tanto di petrolio. Qualcuno lo benedice (credo pochi), qualcun altro lo maledice (credo i più). 
Ma qual’è in realtà la situazione delle trivellazioni? Proviamo a fare una sintesi, forse estrema ma utile a rendere l'idea (in primis a me stesso).
Ci sono dei pozzi attivi da cui si tira su greggio, che producono; altri invece autorizzati ma non ancora attivi, altri ancora in fase di autorizzazione. Ci sono poi le richieste alla Regione (ma a quanto pare qui c’entra pure lo Stato: sembra facciano a scarica barile per quanto riguarda le responsabilità e in questo gioco di leggi e di burocrazia il cittadino non ci capisce più niente per poi ritrovarsi, alla fine, le trivelle sotto al c..o!).
La situazione è complessa e a volte caotica: vedi situazione delle trivellazioni nello Ionio a Policoro e Scanzano Jonico

Qui potete avere un elenco dei pozzi autorizzati (con relativi operatori) preso dal sito del Ministero dello Sviluppo Economico:

Poi, per una più facile consultazione, ho trovato chi ha riassunto per tutti la situazione dei pozzi di gas e petrolio in terra di Basilicata. Ecco il link: http://www.basilicata5stelle.it/mappa




E, notizia fresca fresca, fioccano pure le richieste di trivellazioni sulla terra. E il Ministero dello Sviluppo economico dice sì. Ma sì, qualche buco in più, che vuoi che sia! Olambientalista, notizia del 6 aprile, riferisce che "sull’ultimo Bollettino degli Idrocarburi e delle Georisorse del 31 Marzo 2013 spunta una nuova istanza di permesso di ricerca in terraferma dell’Appennine Energy, denominata “Tardiano”, estesa su 212,4 Kmq situata per 140,18 Kmq in Basilicata e per 72,22 Kmq in Campania, in continuità geografica delle istanze dei permessi di ricerca “Monte Cavallo” della Shell e della Concessione Eni/Shell “Val d’Agri”. Essa riguarda 10 comuni (8 in Basilicata e 2 in Campania): Grumento Nova, Lagonegro, Moliterno, Sarconi, Tramutola, Castelsaraceno, Spinoso, Lauria, Casalbuono, Montesano sulla Marcellana."

Chiaramente questo discorso va approfondito ma bisogna pur iniziare... anzi, se avete segnalazioni da fare, link (pagine web, video o altro) utili a informare i cittadini sulla situazione petrolio in Basilicata potete mandarmelo e provvederò a metterlo sul blog. Grazie.


Ragazzi, solo a stargli dietro a queste richieste c'è da diventare pazzi! Ogni giorno c'è una nuova richiesta e ogni 15 una nuova autorizzazione. Dobbiamo informarci e informare, almeno questo. Diffondete queste cose, solo così si può essere consapevoli dei costi reali della Carta Idrocarburi: se non so queste cose sarò sicuramente contento di quei soldi che la Regione Basilicata mi accredita, se queste cose invece le so, beh, forse mi gireranno appena appena i c....i.

Credo che non sia importante il tipo di reazione, ognuno ha la sua; credo sia importante una reazione qualsiasi, anche il chiudere gli occhi va bene, ma che sia consapevole: lo devi sapere.




giovedì 21 marzo 2013

Eni e la Basilicata


Perchè è importante seguire i movimenti di Eni per capire cosa sta succedendo in Basilicata con questo c...o di petrolio? Ce lo spiega (in parte) Report.
Circa tre mesi fa, Report, raro esempio di giornalismo fatto a giornalismo, ci fa vedere un servizio su Eni e ci spiega cosa succede. Interessi di governanti di Stato e locali (= tema conflitto di interessi), estrazioni, giri di soldi e di potere. 
Il video è interessantissimo in tutto ma ciò che più interessa noi lucani è verso la fine quando, secondo le informazioni che si hanno, si può fare una ipotesi (secondo me molto probabile) sul perchè proprio in Basilicata si sta aumentando il quantitativo di estrazione. Noi infatti non sappiamo ad oggi quanti barili di petrolio vengono estratti al giorno, sappiamo soltanto che la produzione è aumentata, punto.
Il mio consiglio è di guardarlo tutto ma se non avete molto tempo e vi interessa solo la parte in cui si parla della Basilicata andate dritti al minuto 57:20. Però ripeto, se si vuole capire meglio la situazione il consiglio è: guardarlo tutto!